Partito di Alternativa Comunista

Milano-Cortina 2026: sotto i grattacieli il marcio

Milano-Cortina 2026: sotto i grattacieli il marcio

 

 

di Diego Bossi

 

 

Le olimpiadi invernali vanno in scena, si poteva intestarle alle infinite località montane che ci offre l’arco alpino, invece no: Milano-Cortina 2026.
Milano non ha le montagne, sta in pianura, e la neve si associa al capoluogo lombardo, ormai, solo tramite il vecchio ricordo della nevicata del ‘85: un ricordo sbiadito nella mente di chi ha i capelli bianchi, un filmato su youtube per i più giovani.
Cortina sì, sta a pieno titolo nell’arco alpino di cui sopra e, in coppia con Milano, potremmo affermare che siano due tra le città italiane più legate alla borghesia: l’una capitale economica e finanziaria del Paese, roccaforte dei capitalisti nostrani; l’altra il loro immenso chalet di lusso sulla neve (artificiale, poiché di ‘sti tempi, grazie alla distruzione climatica generata dal capitalismo, sulle Alpi è più facile coltivare le arance che sciare). Al di là di ogni valutazione pratica e logistica, va detto che Milano e Cortina da subito mettono in chiaro la connotazione di classe del circo olimpico, nonché la polarizzazione sociale che, soprattutto nel capoluogo lombardo, fa da sfondo all’evento internazionale.
A leggere tra le righe dello skyline meneghino, così come all’ombra delle Dolomiti Ampezzane, si scorge tutto il malaffare che ha conferito al capoluogo lombardo lo scettro della speculazione edilizia, delle infiltrazioni mafiose, della gentrificazione e dello sfruttamento massivo.
Il menù del malaffare legato alle olimpiadi invernali è ricco e variegato: svariate interdittive antimafia nei confronti di imprese che hanno legami con la criminalità organizzata (il caso più importante è quello legato agli appalti del villaggio olimpico a Scalo Romana), episodi di estrema violenza della malavita romana nei territori ampezzani, corruzione e turbativa d’asta negli appalti dei servizi tecnologici, casi di nepotismo (35 assunzioni di parenti di politici e manager, caso archiviato perché il reato d’abuso d’ufficio è stato abrogato dal governo Meloni).

 

Chi paga il conto e chi incassa il malloppo?

A dirla tutta, per fare una sintesi chiara ed efficace, siamo alla cara e vecchia relazione tra Stato e mafia: sia che essi si pongano in concorrenza sia che si accordino, a pagarne le conseguenze saranno sempre i lavoratori e le masse popolari, che da una parte subiranno uno sfruttamento massimizzato e dall’altra si vedranno depredati di risorse sociali, sottratte alle esigenze collettive del proletariato, all’edilizia popolare, alla sanità pubblica e all’istruzione.
I grandi eventi internazionali, quali olimpiadi, mondiali o europei di calcio, Expo ecc., si dimostrano essere sempre dei volani per la polarizzazione di classe, dove la borghesia industriale e finanziaria dentro o fuori dalla legalità borghese fa affari d’oro sulla pelle dei lavoratori. Ma se capitalisti e banchieri si arricchiscono a detrimento dei lavoratori, per questi ultimi i problemi non sono solo economici.
Sulla scia di Expo 2015, dei Giubilei e di altre decine di eventi internazionali che hanno collaudato e consolidato un sistema di repressione del dissenso e delle lotte, anche per le olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 Governo e Confindustria, tramite la famigerata commissione di garanzia (quella che ha sanzionato lo sciopero del 3 ottobre scorso, per intenderci) stanno cercando di disarmare i lavoratori tramite la proposta di un accordo con le direzioni dei sindacati confederali per una «tregua sociale» durante il periodo di svolgimento dei giochi olimpici: una proposta irricevibile da rispedire al mittente!

 

Le olimpiadi sporche di sangue

In questi ultimi giorni si parla tanto della presenza dell’Ice, agenzia federale statunitense responsabile di omicidi a sangue freddo e violenze inaudite, tra cui gli arresti di bambini in Minnesota. L’accettazione passiva e complice del governo Meloni, che ha avuto persino il cinismo di sottrarre i fondi alle vittime antimafia per ripianare i buchi di bilancio delle olimpiadi, ci restituisce chiaramente l’immagine del governo «comitato d’affari della borghesia» di marxiana memoria.
Infine c’è la questione più importante di tutte: la presenza dell’entità sionista, Israele, ai giochi olimpici invernali. Molte e molto partecipate sono state le manifestazioni contro la presenza israeliana a Milano-Cortina 2026, portando avanti con continuità le tante manifestazioni che abbiamo visto in passate competizioni sportive internazionali: Italia-Israele a Udine il 14 ottobre, i movimenti che hanno raccolto centinaia di migliaia di firme per escludere Israele dai Mondiali di calcio 2026, i blocchi delle competizioni ciclistiche in Spagna e le molte manifestazioni sui percorsi delle gare in Italia.
Tornando alle olimpiadi invernali, in piazza Castello a Torino si sono verificati momenti di tensione all'arrivo del tedoforo. I manifestanti hanno esposto striscioni con scritte come «Fuori Israele dalle Olimpiadi», «No Sport-Washing» e «Il genocidio non è una specialità olimpica». Sono state sventolate numerose bandiere palestinesi durante il passaggio della torcia.
A Roma, all'inizio del percorso, due gruppi di attivisti hanno tentato di avvicinarsi al tracciato della staffetta. Un terzo gruppo è riuscito a manifestare davanti all'Università La Sapienza al passaggio della fiamma.
Anche nelle tappe piemontesi della Granda, reti locali per la Palestina hanno manifestato contro quella che definiscono la «normalizzazione» dei conflitti attraverso lo sport.
Gli scioperi e le manifestazioni di portata storica dello scorso autunno e l’ampia diffusione di iniziative pro-pal oggi ci restituiscono un’Italia alla testa della solidarietà internazionale alla Palestina.
L’entità sionista si è macchiata di crimini inenarrabili attuati attraverso la violenza genocida scagliata senza pietà e distinzione sia in Cisgiordania che contro la popolazione gazawa inerme, colpendo ospedali, massacrando feriti, donne, bambini, praticando torture. La tregua del piano Trump è una farsa: le violenze sioniste continuano senza sosta, ma devono misurarsi con l’eroica Resistenza del popolo palestinese che dopo 80 anni di oppressioni da parte di Israele non si è mai piegata. Per questo oggi più che mai è importante che la solidarietà internazionale sia il più forte possibile e si stringa al fianco della Resistenza palestinese, contro ogni tentativo di aggressione imperialista dell’area.

 

Trasformiamo la lotta di classe nella nostra disciplina olimpica

Nel capitalismo non saranno possibili olimpiadi che mettano al centro la competizione sportiva i valori di fratellanza tra i popoli tanto sbandierati dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio): rispetto, amicizia, solidarietà, superamento delle barriere e inclusione sono solo parole vuote che servono a celare tutto lo schifo, la violenza e la barbarie generata dall’imperialismo, stadio di putrefazione del capitalismo.
Dalle guerre predatorie degli imperialismi contrapposti che vogliono spartirsi il mondo al malaffare dei Paesi che ospitano le olimpiadi, dove i lavoratori precari, subappaltati e in povertà salariale vengono sacrificati sull’altare del profitto e delle speculazioni edilizia e finanziaria, le olimpiadi borghesi sono sempre di più un circo di ricconi senza scrupolo che sperperano risorse del proletariato per riempire i loro conti in banca.
Come partito di Alternativa comunista, sezione italiana della Lit-Quarta internazionale, saremo presenti e daremo il nostro vivo sostegno a tutte le mobilitazioni contro le olimpiadi borghesi della vergogna, come tappa di un percorso che unisca tutte le lotte e le vertenze in corso e che culmini in un grande sciopero generale di massa: una mobilitazione permanente, a oltranza, fino alla cacciata del governo Meloni. Un percorso di lotta che dovranno fare i lavoratori senza porre alcuna fiducia nelle false opposizioni borghesi e nei traditori riformisti! Per questo serve costruire una direzione rivoluzionaria internazionale e questo sarà il nostro impegno.

 

Edilizia popolare per tutte e tutti!

Esproprio senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori delle imprese di costruzione!

Abrogazione del sistema degli appalti e dei subappalti al ribasso: internalizzazione per tutte e tutti!

Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario fino al riassorbimento della disoccupazione!

Fuori i sionisti dalla Palestina (e dalle olimpiadi)!

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