Partito di Alternativa Comunista

Gli scioperi degli operai Pirelli: il protagonismo e l’autorganizzazione dei lavoratori

Gli scioperi degli operai Pirelli:

 

il protagonismo e l’autorganizzazione dei lavoratori

 

 

Intervista a cura della redazione

 

 

A volte alcune date meritano di essere ricordate, e questo accade anche nella lotta di classe. Le date che noi vogliamo ricordare sono il l’1 e il 2 febbraio 2026, dove alla Pirelli di Bollate quasi tutte le squadre che si avvicendano sulle dure turnazioni del ciclo continuo hanno scioperato l’ultima ora del turno. Uno sciopero fuori dall’ordinario, poiché autorganizzato dai lavoratori che non hanno risparmiato critiche alla Rsu composta dai sindacati confederali. Ne parliamo con Diego Bossi, operaio Pirelli, rappresentante della Allca-Cub e dirigente di Alternativa comunista: una testimonianza preziosa perché diretta.

 

Diego, puoi raccontarci in breve i fatti? Cosa ha portato i lavoratori a incrociare le braccia?

In generale in questo sistema lo scontro tra operai e padroni è inevitabile, avendo entrambi interessi diversi e inconciliabili: è una caratteristica immutabile della società capitalista divisa in classi. Nello specifico credo che l’elemento determinante sia stato l’irrigidimento delle regole sui cambi turno, una condizione che ha fatto emergere il malessere fisico e psichico del lavoro a turni, in particolare alla Pirelli di Bollate da un quarto di secolo non ci sono nuove assunzioni: una «popolazione» operaia stanca e invecchiata che in questa fase di vita si ritrova a perdere permessi e ad avere difficoltà per cambiare un turno. Poi, come accade ovunque, le condizioni non sono mai uguali per tutti: la famosa espressione «figli e figliastri» è quanto mai descrittiva. Il regime lavorativo non è mai omogeneo per tutti, né economicamente né in termini di condizioni lavorative. Queste differenze acuiscono le tensioni: vengono sempre utilizzate dai padroni per dividere e indebolire la nostra classe, dinamica avvenuta anche da noi, ma la risposta delle squadre di operai che hanno scioperato è stata unitaria e pressoché totale.

 

Ci sono altre motivazioni che hanno portato allo sciopero?

Sì, nei comunicati di sciopero non è mancata la denuncia di alcuni disservizi, tipo mensa e pulizie. Questi problemi non vanno mai affrontati come una guerra tra lavoratori, per questo motivo credo che lo sciopero sia stato uno strumento corretto e coerente: il problema nasce dal sistema degli appalti e dei subappalti al ribasso, una filiera a perdere che erode diritti e salari delle lavoratrici e dei lavoratori e abbassa gli standard qualitativi dei servizi. Anzi: dobbiamo ringraziare i lavoratori delle imprese esterne, che nonostante le loro condizioni fanno un gran lavoro quotidiano per farci trovare un pasto e dei locali puliti.

 

Perché lo sciopero è stato autorganizzato dai lavoratori senza una proclamazione della Rsu?

In termini generali possiamo dire che, se la rappresentanza non rappresenta - vale a dire non fa proprie le condizioni di malessere dei lavoratori che dovrebbe rappresentare e non si mette alla testa della lotta che essa stessa dovrebbe promuovere e organizzare, quindi non è più espressione della base che l’ha eletta, per intenderci - i lavoratori, prima o dopo, trovano un’altra via. Una via che potrebbe sfociare in soluzioni diverse, magari in proteste eterogenee e non perfettamente organizzate; altre volte potrebbero tradursi in forme diverse di autorganizzazione, come comitati e collettivi; altre ancora nell’adesione in organizzazioni sindacali di base ecc. Questo meccanismo la dice lunga su cosa sia diventata la rappresentanza sindacale in Italia, specialmente dopo l’accordo vergogna del 10 gennaio 2014. Ma questo è un altro tema su cui mi riserverò di scrivere un articolo. Quello che possiamo e dobbiamo dire, prima di venire al caso di specie, è che l’autorganizzazione, il protagonismo dei lavoratori e la democrazia operaia sono elementi imprescindibili nella lotta di classe e sono gli assi identitari del nostro gruppo Allca-Cub in Pirelli.
l’1 e il 2 febbraio in Pirelli i lavoratori hanno scritto i comunicati di sciopero a penna, criticando anche l'operato della Rsu, dimostrando e ricordando a tutti che lo sciopero non appartiene in esclusiva ai sindacati, ma è il più importante strumento di lotta della nostra classe: non servono i timbri delle organizzazioni sindacali!

 

Come si è posta la Rsu di fronte a questi scioperi?

Non bene, alcuni delegati hanno lavorato durante lo sciopero, nelle assemblee successive la Rsu ha tenuto il punto senza alcun cenno di autocritica e di messa in discussione, cosa quanto meno auspicabile se una grossa fetta della base elettiva ha scioperato anche in contrasto all’operato degli eletti. In questo modo si sono acuite le distanze emerse con gli scioperi. Del resto sono distanze strutturali.

 

Cosa intendi per «strutturali»?

Che il problema è generale e diffuso ovunque, non è il frutto di scelte soggettive di singoli delegati, al contrario deriva da tutta l’impalcatura di leggi borghesi, accordi interconfederali e clausole nei Ccnl. In Italia la rappresentanza sindacale non è — come dovrebbe essere — un affare esclusivo dei lavoratori, nel rispetto di una sacrosanta e corretta indipendenza di classe: dovrebbero essere i lavoratori a scegliere da chi farsi rappresentare nei diversi livelli di contrattazione e sulla base di quali regole disciplinare le loro rappresentanze. Il perimetro normativo delineato da Confindustria con le direzioni traditrici di Cgil, Cisl e Uil si basa sull’ingerenza padronale nelle nostre rappresentanze e sull’imposizione di condizioni ricattatorie in cambio di agibilità sindacali.
Dall’indipendenza di classe si arriva alla collaborazione di classe, ma collaborare con la classe dominante significa subordinarsi ad essa. La risultante è una rappresentanza ingabbiata, non libera, dove migliaia di delegati hanno le mani legate da un ginepraio di regole sottoscritte dai vertici stessi delle loro organizzazioni; e scritte per affossare il conflitto nei tavoli di trattativa, campo in cui i padroni possono avere la meglio.
Si recide così il cordone ombelicale che lega i lavoratori con i loro rappresentanti sindacali, collocando quest’ultimi in un recinto assurdo di regole utili agli interessi padronali e dei vertici burocratici e opportunisti delle organizzazioni sindacali confederali. Queste contraddizioni non sono astratte, non rimangono sulle pagine di chi le teorizza: lo scontro di classe è vivo e concreto nella società capitalista. Se la rappresentanza non rispetta l’indipendenza di classe, si rischia di trovarla sul fronte opposto ai lavoratori che l’hanno espressa.

 

Un’ultima domanda, Diego. In sintesi, come ci collochiamo come Pdac in relazione agli scioperi in Pirelli e quali sono le nostre proposte generali in tema di rappresentanza sindacale?

Chiaramente come partito appoggiamo e sosteniamo senza condizioni gli scioperi degli operai Pirelli.
In tema di rappresentanza il nostro faro rimane l’indipendenza di classe. In generale non abbiamo preferenze per un sindacato piuttosto che un altro, valutiamo il nostro intervento sulla base degli scenari concreti che troviamo, ma si tratta di questioni tattiche, non di principio.
Riteniamo progressivo che i lavoratori si iscrivano ai sindacati, che sono la prima forma organizzativa per gli interessi immediati della classe operaia, ma le direzioni dei sindacati confederali sono irrimediabilmente compromesse col potere borghese. Sul versante del sindacalismo di base le direzioni delle varie organizzazioni non riescono a costruire alternative attrattive per i lavoratori, spesso si perdono in logiche settarie e autoreferenziali che sfociano in dinamiche burocratiche al limite del banditesco. Per questo riteniamo importante costruire in tutti i sindacati una direzione politica che si opponga a tutto questo e riporti il timone di queste organizzazioni nelle mani dei lavoratori. Per questo per noi la forma di rappresentanza più importante in grado di coniugare indipendenza di classe e democrazia operaia, e al contempo sfuggire all’egemonia delle direzioni concertative di Cgil, Cisl e Uil, sono i comitati e i collettivi di fabbrica. Ma non basteranno le lotte sindacali per liberare l’umanità dal capitalismo: serve costruire un partito rivoluzionario internazionale. In questa direzione va il nostro impegno.

 

 

Collabora con noi

Collabora con noi

Vieni a conoscere il Partito, compila il modulo per collaborare con noi o iscriverti alla nostra newsletter.
I campi contrassegnati da sono obbligatori.


Il campo per collaborare col partito è opzionale

 

Campagne ed Iniziative





Dal fiume al mare 

di Francesco Ricci

 

 

La storia nascosta del sionismo

di Ralph Schoenman

 

 

 

 il libro che serve per capire Lenin

 





MODENA
21 FEBBRAIO
 
 
 

Alessandria
31 gennaio
 

domenica
25 gennaio
 
 

lunedì 19  gennaio
 
 
 

Siena, 22 gennaio
 

Bari 14-dicembre
 
 

 24 novembre zoom nazionale 
 
 

12 novembre Roma
 
 
 
 

 
Giovedi 24 ottobre
 
 

domenica 19 ottobre
 
 

 
7 ottobre 2023 - 7 ottobre 2025
 
Zoom nazionale
a sostegno della Resistenza palestinese

 


 

Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

NEWS Progetto Comunista n 149

NEWS Trotskismo Oggi n 25

Ultimi Video

tv del pdac